LA PREGHIERA DI GUARIGIONE
Premesse fondamentali
Anche tu devi comportarti come se volessi fare la stessa cosa nel mondo interiore
dell'uomo: scoperchiare il suo tetto e deporre davanti al Signore l'anima stessa,
paralitica, fiaccata in tutte le membra e incapace di fare opere buone, oppressa
nei suoi peccati e sofferente per la malattia della sua cupidigia.
Il medico c'è ed è nascosto dentro il cuore. Questo è il vero senso occulto
della Scrittura da spiegare (S. Agostino, Sermo 46,13).
Sommario
Tratto da: Preghiera e guarigione interiore, di Roberto Faricy.
Editrice Ancora, MIlano, 1980. pp. 18,19.
Un modo di rivolgersi a Dio per una guarigione interiore
consiste nel pregare per essere guariti dai ricordi. Possiamo semplicemente
chiedere al Signore di farci ricordare memorie passate o ricordi in genere di
cui egli intende liberarci. E poi possiamo chiedergli di guarire quei ricordi.
Fra le memorie da far riaffiorare per essere guariti potremmo enumerare quelle
di un'infanzia dominata da un padre molto severo o da una madre possessiva o
da un genitore alcoolizzato o affetto da qualsiasi altra malattia, ricordi di
povertà o di solitudine o di timore di un certo insegnante, o di vergogna per
essere troppo grasso, o di un incidente o di una intemperanza fisica o di altre
mille cose. In queste memorie poco simpatiche troveranno le loro radici una o
più di una, delle quattro reazioni tipiche da mettere in rilievo: l'ira (o la
tristezza o il risentimento), la paura (o il desiderio di ritirarsi sempre),
l'ansietà, o i sentimenti di colpa.
Nella preghiera posso prendere la mano di Dio e
permettergli di andare indietro nel tempo, nella storia della mia vita, al
momento e al luogo dove fui impressionato. Posso chiedergli di farsi presente
in quella situazione dolorosa ‑ in casa, o in classe o nel cortile ‑
riempiendola del suo amore salvifico. E posso chiedergli di eliminare dalla
mia memoria la pena, di rimuovere ogni timore e ansietà e senso di colpa e ira
associati a quel ricordo e mettere al loro posto il suo amore, guarendo i
ricordi.
Non prego per poter dimenticare, ma perché il significato dei ricordi
sia talmente trasformato da poter lodare e ringraziare Dio per ciò che
avvenne; sapendo che egli scrive diritto su delle linee storte, sono certo che
la memoria guarita mi trasformerà il ricordo della sofferenza passata in una
più grande comprensione della sofferenza altrui, in una più profonda e
illimitata compassione, o in qualsiasi altra forza di bene.
Dio agisce in Gesù e per Gesù. Egli ci chiede di credere
non solo nel suo amore, ma anche nella sua potenza, dal momento che il suo
amore ha il potere di guarirci. Una cosa è il credere nell'amore di Gesù verso
di me; un'altra è il credere nella forza del suo amore, nel potere salvifico
della sua compassione rivolta a me personalmente.
Tratto da: Preghiera e guarigione interiore, di Roberto Faricy.
Editrice Ancora, MIlano, 1980. p. 92.
Un antico detto di Gesù ci ricorda che "dove è il
dolore, là occorre il medico" (Efrem. In Diatessaran).
Tutti i doni dello Spirito, in modi diversi, ci
guariscono. Lo Spirito Santo stesso è dono di Gesù e del Padre e la sua
presenza ci guarisce. Il Padre ama Gesù e Gesù ama il Padre; questo amore
scambievole tra Gesù e il Padre li unisce l'uno all'altro con una forza divina
che ha la sua identità personale.
Lo Spirito Santo si manifesta nella nostra esperienza;
sperimentiamo ciò che compie in noi. Nel Vangelo di Luca e negli Atti degli
Apostoli, lo Spirito è la potenza divina. L'angelo dice a Maria: "Lo
Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza
dell'Altissimo" (Lc 1, 35). In questo tipico parallelismo ebraico,
"Spirito Santo" e "Potenza dell'Altissimo", le due
espressioni si identificano e rafforzano a vicenda. Lo Spirito Santo è potenza.
Negli Atti degli Apostoli, Gesù dice agli Apostoli:
"Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi" (At 1, 8).
Nel Vangelo di Giovanni, lo Spirito, il Paraclito, conforta, consola e dà
forza; lo Spirito ci parla, ci spiega iI significato della parola di Dio e ci
spinge ad essere testimoni della parola di Gesù
Nelle lettere di Paolo, lo Spirito lavora in noi;
prega in noi, ci libera (Rm 8, 2 e 26). Per lui Gesù vive in noi (Rm 8, 9‑10;
2 Cor 3, 18; Gal 2, 20). Egli ci dà la capacità di dire "Gesù è il Signore"
e si manifesta attraverso i suoi vari doni ( 1 Cor 12, 3‑4). Tutte queste
manifestazioni dello Spirito in noi parlano della nostra esperienza dello
Spirito Santo.
Tratto dall'omonimo libretto di p. Antonio Gentili, Edizione privata dei padri Barnabiti, Eupilio, Como.
Tutto è per noi Cristo, afferma s. Ambrogio. Se vuoi
curare le tue ferite egli è il medico. Se bruci dalla febbre, egli è la fonte
d'acqua. Se sei oppresso dall'iniquità, egli è la giustizia. Se hai bisogno di
aiuto, egli e la forza. Se temi la morte, egli è la vita. Se desideri il cielo,
egli è la via. Se fuggi le tenebre, egli è la luce. Se cerchi del cibo, egli è
il nutrimento(Ambrogio, De virginitate).
Una prima immagine, cara alla tradizione spirituale, è
dunque quella di Cristo medico. Essa è anche la più frequente nei Vangelo, così
da assumere un carattere normativo e da culminare nella resurrezione, che è la
guarigione dalla morte (3).
La letteratura, al riguardo di Cristo medico, è vastissima
e esula dal nostro intento esaminarla in dettaglio. Ci sembra illuminante
l'art. di R. Arbesmann, The concept of
"Christus medicus" in
st. Augustine, in "Traditio", 10 (1954), 1‑28. L'autore dà
i precedente dell'appellativo, sopratutto in Ambrogio e Girolamo, che parla di
"verus medicus ipse est medicus et medicamentum". ecc.
Quanto a Agostino, egli parla di Cristo come del
"medico della nostra salvezza eterna" e mostra come curi le piaghe
dovute all'orgoglio umano, attraverso la propria umiliazione/umiltà:
"medicus humilis".
La liberazione del male/Maligno e la guarigione da ogni malattia
"sono luoghi privilegiati da Gesù, in cui egli desidera lasciare 'sfuggire'
i segreti del suo cuore" (4), al punto che, lo diremo parafrasando un pensiero di
Gregorio Magno, a chi di fronte a un caso concreto di guarigione chiedesse come
ciò possa verificarsi, risponderemo semplicemente che il Signore Gesù era qui e
faceva il suo lavoro! (5).
Non diversa è l'opera dello Spirito santo, "irradiazione della salute di
Dio" (6). Serapione, discepolo di Antonio il Grande e poi vescovo in
Egitto, ci ha lasciato memoria di un'antica preghiera: "Le tristezze dei sopravissuti
guariscile con il tuo Spirito consolatore" (7). E per il teologo bizantino
Nicola Cabasilas, "chi ha il dono di (...) guarire gli infermi (...) lo ha
ricevuto dal myron" (8), ossia dall'unzione che è simbolo e
veicolo dell'effusione dello Spirito.
Già s. Giovanni Crisostomo
sosteneva che "la fede (è), la più
efficace medicina per le anime" (9) e Agostino asseriva che "la
stessa fede con cui si crede guarisce" (10). Il potere guaritore della fede non risiede solo nella certezza
dell'intervento salvifico escatologico di Dio, ma anche e di conseguenza nel
fatto che essa libera dall'angoscia esistenziale e si trasforma in fiducia.
Quanto poi la fiducia e il conseguente abbandono giovino al bene dell'uomo
sotto ogni profilo, spirituale, psichico e fisico, è cosa del tutto evidente.
Un atteggiamento fondamentale, che mina alla radice l'idea di un intervento
sanante di Dio, è la convinzione che sia Dio stesso a inviarci la sofferenza.
In una concezione del genere chiedere di essere guarito significa opporsi alla
volontà divina e rifiutare la croce, che essa dispone. Anche ammesso che sia
lecito pregare per ottenere un po' di sollievo, la persona malata fa molto
meglio ad accettare e a sopportare la sua sofferenza. Tale sopportazione è più
eroica e assimila di più a Cristo. "Se sei destinato a diventare un santo,
devi aspettarti sofferenza e malattia".
Questa indebita accentuazione della croce e dei benefici della sofferenza ha
sostituito in larga misura la fede nella guarigione e il desiderio di ottenerla
tra molti cristiani delle grandi Chiese.(13) Inoltre ha sicuramente influenzato
la predicazione a proposito della sofferenza. I predicatori presentano troppo
spesso l'infermità come un effetto dell'amore castigante di Dio piuttosto che
come un elemento appartenente al regno del male. La dottrina cristiana
tradizionale afferma che la malattia è una conseguenza del peccato originale.
Il nostro atteggiamento verso la malattia, consistente nel chiedere a Dio di
liberarcene o nell'accettarla come sua volontà, è un problema davvero
importante. Se credo che Dio mi ha inviato una malattia per saggiare il mio
amore, non pregherò ovviamente per esserne liberato, ma abbraccerò piuttosto
la mia croce e rifiuterò di approfittare di qualsiasi sollievo. Però in nessun
passo del vangelo vediamo Cristo incoraggiare gli infermi a vivere con la loro
malattia. Al contrario, egli tratta sempre l'infermità come una manifestazione
del regno di satana, che egli è venuto per distruggere.
11. Ibid., p. 40.
12. Il dr. Morton Kelsey, nella sua opera eccellente Healing and Christianity,
delinea lo spostamento drammatico verificatosi nella fede a partire dalla
cristianità primitiva: inizialmente la guarigione era considerata come volontà
ordinaria di Dio; oggi invece l'infermità è presentata come volontà ordinaria
di Dio nei confronti dell'uomo. Tale cambiamento importante si verificò tra il
terzo e il quinto secolo.
Tratto da: Chiedere e ottenere, nel Nome di Gesù, di Fred Ladenius, Edizioni Uomini Nuovi.
Ai nostri giorni molti cristiani sembrano ignorare la
potenza che è racchiusa nel Nome di Gesù. C'è chi asserisce che questo potenza
era d'altri tempi, un dono destinato alla Chiesa nascente.
"Gesù, che già parlava di guide cieche, è lo stesso, ieri,
oggi e sempre" (Ebrei 13: 8).
Tuttavia, se la Parola di Dio ci insegna a lodare il
Signore Nostro Gesù quale unico strumento della nostra salvezza, d'altra parte
mai ci viene detto di rivolgere a lui le nostre preghiere, le nostre richieste.
Ed è per questo che le preghiere e le suppliche nello stile: Gesù ascoltami,
Gesù esaudiscimi, Gesù guariscimi; non sono conformi all'insegnamento del
Cristo.
Gesù stesso ci invita a rivolgere le nostre preghiere al
Padre nel suo Nome. "In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete
al Padre nel mio Nome, egli ve la darà" (Giovanni 16: 23).
"Chiedete, dice Gesù, chiedete e otterrete perchè la
vostra gioia sia piena" (Giovanni 16: 24).
Vorrei sottolineare che Gesù non dice: "provate a
chiedere e il Padre vaglierà la vostra richiesta... chiedete e il Padre
prenderà in considerazione i vostri desideri e forse, un giorno...". Gesù
dice: "Chiedete e otterrete". Sappiate che si tratta di una promessa,
di un impegno solenne.
Il suo Nome garantisce, il suo Nome avalla le nostre preghiere.
Dovremmo, perciò, imparare a chiedere secondo le regole che Gesù ci ha dettato.
Nella Lettera di Paolo ai Romani, capitolo 10, versetto
13, si legge che chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato. Anche leggendo il Vangelo di Giovanni scopriamo
che qualunque cosa chiederemo nel Nome suo egli la farà, perché il Padre sia
glorificato nel Figlio. Sempre in quello stesso Vangelo, capitolo 16, versetto
24, Gesù ci dice: "finora non avete chiesto nulla nel mio Nome, chiedete e
otterrete, perché la vostra gioia sia piena".
Il nome di Gesù è la chiave che apre la porta alla Luce ed
alla Buona salute, dobbiamo sempre chiedere nel suo Nome. Pietro lo sapeva
bene, ed per questo che ha potuto dire al paralitico della Porta Bella:
"Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te
lo do: nel Nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina". E presolo per la
mano destra, lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le sue caviglie si
rinvigorirono e balzato in piedi camminava: ed entrò con loro nel tempio, saltando
e lodando Dio (Atti 3: 6‑8). E fu nel Nome di Gesù che il paralitico
ricevette la sua guarigione.
Troppo spesso dimentichiamo che, in quanto cristiani, in
quanto figli di Dio, abbiamo delle prerogative, dei diritti e dei privilegi.
Nella Prima Lettera ai Corinzi Paolo ci ricorda che siamo
stati giustificati nel Nome del Signore Gesù Cristo (1 Corinzi 6: 11). D'altra
parte, nella sua Lettera ai Colossesi, lo stesso Paolo ci dice tutto quello che
farete in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù.
(Colossesi 3: 17).
E' giunto il momento in cui il Popolo di Dio deve
riprendere possesso di quel Nome che gli è stato dato.
Disse Gesù: "Qualunque cosa chiederete nel Nome mio, io la
farò, perché il Padre sia glorificafo nel Figlio". (Giovanni 14:13).
Pertanto, chiedere nel Nome di Gesù equivale a glorificare il Padre.
C'è ancora un ultimo passo che vale la pena di meditare:
"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché
andiate e portiate molto frutto e il vostro frutto rimanga: perché tutto quello
che chiederete al Padre nel mio Nome, ve lo conceda" (Giovanni 15 :16).
Tratta da: "Preghiera e Guarigione", di p. Antonio Gentili, Edizione privata
dei padri Barnabiti, Eupilio, Como.
Parallelamente alla fiducia
nella grazia va posta la fiducia nella propria ripresa. E' la fede che Cristo
esalta nei suoi miracolati, dove fede non indica solo riconoscimento del potere
taumaturgico di Cristo, ma esprime l'attesa, il proposito, la certezza della
guarigione, così che tutte le superstiti energie psicofisiche siano mobilitate
nell'accogliere e assecondare l'opera della grazia. La guarigione, infatti,
altro non è che "amore di Dio versato nei nostri cuori dallo Spirito
Santo, un amore che ci guarisce" (13)
Non va inoltre trascurata
l'enorme incidenza che agli effetti della guarigione interiore e del risanamento
globale dell'uomo riveste la pratica del perdono, poiché il perdono disintossica
il cuore e disciplina il nostro psichismo ribelle e agitato.
Si potrebbe aggiungere che la
preghiera di guarigione comporta che l'interessato giunga alla conversione
della vita e viva in modo coerente al Vangelo. Che rinsaldi i suoi vincoli con
la comunità dei salvati, poiché è nel suo ambito che opera di norma la grazie
redentrice.
Che, infine, si riconosca come
l'esaudimento della preghiera di guarigione, sopratutto nei suoi aspetti fisici
e psichici, è in funzione del Regno di Dio e del suo misterioso non meno che
attuale attuarsi nella storia dell'uomo. Ciò chiede un atteggiamento di
abbandono e di resa a discrezione degli imperscrutabili disegni divini.
- (1) Efrem. In Diatessaran,17, 1: SCh 121, 303.
- (2) Ambrogio, De virginitate, 16, 99: PL 16. 291.
- (3) P. Edmokimov, L’ortodossia, Bologna 1981, 117.
- (4) PH. Madre, Mistero d'amore e ministero di guarigione, Milano 1986, 17.
- (5) Cit. da D. Ange, Balsamo è il tuo nome, Milano 1982, 258.
- (6) Ivi, 51.
- (7) Serapione di Thmuis, Sacramentarium, 30, 3, in F. X. Funk Didascalia et
Constitutiones apostolicae, Paderborn 1979, 195.
- (8) N. Cahasilas, La vita in
Cristo. 3, 2, Torino 1971,188. Sull'unzione del myron, cf l'omonimo art. di
N. Buy in "Nicolaus", 8 (1980), 329-35.
- (9) Giovanni Crisostomo, Omelie in 1 Tm, 1, 2, 3: PG 62, 513.
- (10) Agostino, Enarrationes in psalmos, 118, 18, 3: PL.
- (11) Faricy, Preghiera e guarigione interiore. Editrice Ancora, Milano 1979, 65.
- (12) Francis MacNutt, Il carisma delle guarigioni, p. 40. Edizioni Paoline, 1978.
- (13) Il dr. Morton Kelsey, nella sua opera eccellente Healing and Christianity,
delinea lo spostamento drammatico verificatosi nella fede a partire dalla
cristianità primitiva: inizialmente la guarigione era considerata come volontà
ordinaria di Dio; oggi invece l'infermità è presentata come volontà ordinaria
di Dio nei confronti dell'uomo. Tale cambiamento importante si verificò tra il
terzo e il quinto secolo.
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