ESEMPI DI SEDUTA
Claudio apre gli occhi e si guarda intorno con sorpresa, poi dice:
Pensa un po', ho aperto gli occhi e riesco a tenerli aperti perché non ho più paura
dalle persone che stanno intorno a me.
Legenda: W = Willem Lammers | A = Anna
| C = Claudio | E = Erik
Sommario
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Sara dice: Se immagino di suonare il pianoforte, mi paralizzo
completamente.
Riceve la frase di tipo 1: Io recupero tutta la mia
energia, legata alla paura di suonare il pianoforte, e la riporto nel luogo
giusto dentro di me.
Sara, dopo aver detto la frase ed averla lascia lavorare,
dice: Divento un poco più calma.
Riceve un'altra frase di tipo 1: Io recupero tutta la
mia energia, legata alla persona che mi guarda mentre suono il pianoforte, e la
riporto nel luogo giusto dentro di me.
Sara, dopo aver detto la frase ed averla lascia lavorare,
dice: Mi sento rattristare, e sento che non sarei capace di suonare.
Riceve la frase di tipo 2: Io rimuovo tutta l’energia
di questa persona che mi guarda mentre suono il pianoforte da tutte le mie
cellule, da tutto il mio corpo e dal mio spazio personale e la rimando ovunque
possa realmente appartenere.
Segue un profondo silenzio, poi Sara dice:
Ora mi immagino mentre suono, e suono bene davvero!

W: Anna, che cosa ti disturba?
A: Ho paura di non uscire a completare la mia tesi. Non
riesco proprio a farcela, non riesco a scrivere e non posso fare la mia tesi. Ma
ciò che è più rilevante in questo momento è la lotta di cui abbiamo parlato
questa mattina; è una lotta interiore tra due parti di me, una afferma che posso
farcela perché ho la capacità per farla e quell'altra, in modo abbastanza
violento, dice: "No, tu non ce la farai mai!", e la prima di rimando afferma:
"Se veramente ti ci metti d'impegno di certo ci riuscirai".
W: Quindi vi sono due parti in te, una dice che tu non puoi
farcela e quell'altra afferma che se ti metti
d' impegno ce la farai, e questo crea un circolo vizioso nei tuoi pensieri.
W: Da dove ti sembra che venga fuori la voce che afferma che
non ce la farai mai? Dalla tua destra o dalla tua sinistra, davanti o dietro, da
sopra o da sotto?
A: Mi sembra che venga dal davanti.
W: È una voce che senti dentro di te?
A: Sì.
W: Come ti sembra quella voce?
A: Il volume è basso ed il tono è profondo.
W: (propone la frase di recupero) Io riprendo tutta la mia
energia da questa voce bassa e profonda e la riporto nel luogo giusto dentro di
me.
A: Io riprendo tutta la mia energia da questa voce bassa e
profonda, e la riporto nel luogo giusto dentro di me.
W: Ok, aspettiamo che la frase lavori. Osserva cosa succede.
Pausa di 30 secondi.
A: Io sto realmente tremando dentro e mi sento bloccata nella
gola.
W: Noti qualche cambiamento nella voce, ora che hai ripreso
la tua energia da essa?
A: Non è più così forte.
W: Ho un'altra frase per te, questa è di allontanamento.
Io rimuovo tutta l'energia estranea legata a questa voce, dal mio corpo e dal
mio spazio personale, e la rimando ovunque possa realmente appartenere.
A: Io rimuovo tutta l’energia estranea legata a questa voce,
dal mio corpo e dal mio spazio personale, e la rimando ovunque possa realmente
appartenere.
W: Lasciamo che la frase lavori.
Breve pausa.
W: Ripete la frase di allontanamento.
A: (in modo molto sciolto) Io rimuovo tutta l’energia
estranea legata a questa voce, dal mio corpo e dal mio spazio personale, e la
rimando ovunque possa realmente appartenere.
W: Ok, Lascia che la frase lavori ed osserva.
Pausa di 40 secondi.
W: Ora cosa percepisci?
A: Dentro di me, davvero… sento una sensazione di leggerezza…
ho l'impressione di vedere qualcosa davanti a me; qualcosa che prima non c'era…
ho l'impressione di vedere un razzo… è davvero molto lontano (ride e il gruppo
ride con lei). Non sono totalmente convinta, ma direi proprio che mi sento più
leggera.
W: Ritorniamo al processo. Io riprendo tutto la rimanente
energia da questa voce, e la riporto nel luogo giusto dentro di me.
A: Io riprendo tutto la rimanente energia da questa voce, e
la nel luogo giusto dentro di me.
W: Ok, lasciamo che la frase lavori.
Pausa di 50 secondi.
W: Che cosa osservi ora?
A: Sento i miei piedi ben ancorati per terra, e sento bene le
mia gambe e come sono seduta sulla sedia. A tutti gli effetti mi sento in modo
molto diverso da come mi sentivo prima.
W: È rimasta ancora qualche traccia di quella voce?
A: La sento molto lontana, davvero molto lontana.
W: Torniamo all'inizio del nostro lavoro, mi hai detto che vi
era anche un'altra voce che ti diceva di mettercela tutta e che ce l'avresti
fatta. Che cosa è successo a questo voce?
A: È andata via.
W: Davvero, se ne è andata?
A: Si, se ne è andata!
W: Perciò dovresti far una gran fatica per richiamarla
indietro! (Anna ride e ride anche il gruppo).
A: Sì, dovrei proprio fare una gran fatica.
W: Pensi che questa voce, sia ancora dentro di te in una
forma una nell'altra, oppure presente nel tuo spazio personale?
A: No, è vuoto.
W: Come stai tu, visto che il tuo spazio personale è vuoto?
A: Benissimo! davvero bene. Vi è davvero dello spazio libero
qui, dove sono completamente sola.
W: Bene! (e passa a quella che si chiama "integrazione
cognitiva" del lavoro fatto). Allora Anna, cosa ne pensi del dover sederti e
scrivere la tua tesi per la settimana prossima. Qual è la differenza?
A: (esprimendosi chiaramente) Funziona davvero, mi immagino
di sedermi e scrivere tranquillamente. Funziona proprio e merita fiducia!
W: Possiamo terminare qui?
A: Sì, Grazie.
A seguito di questo processo Anna fu in grado di scrivere la
sua tesi e di superare l'esame, così come aveva desiderato.

W: Claudio, che cosa c'è che ti disturba?
C: Nella mia mente c'è qualche cosa che mi rende timoroso con
l'autorità. Sei tu dovresti sgridarmi oppure criticarmi in qualche modo, mi
chiuderei in me stesso immediatamente.
W: Quindi posso assumere che vi sia già stato qualcuno che ti
ha sgridato brutalmente quand'eri piccolo.
C: Sì, lo penso anch'io, ma non mi ricordo proprio quando è
successo.
W: BenE: Se ci fosse qualcuno nel tuo spazio personale, e ti
stesse sgridando in questo momento, dove pensi che possa essere: di fronte a te,
dietro di te, vicino a te, sopra di te?
C: Penso che sia sopra, di fianco.
W: Questo significa che tu sei molto più piccolo della
persona che ti sta gridando.
C: Sì proprio così.
W: Ok. Ora ti chiedo di darmi numero… A che età sei stato
sgridato? Che numero ti appare… qual'è la tua prima reazione?
C: All'asilo… 6… 5…
W: Sembra proprio che ci sia qualcuno che, quando avevi
cinque o sei anni, ti ha sgridato in modo brutale ed ha installato dentro di te
una potente forma pensiero. Quanto è lontana da te questa persona?
C: Più o meno un paio di metri.
W: Dal tuo punto di vista, quanto ti sembra grande?
C: Grande e grossa.
W: Quanto è larga?
C: Più o meno 60 cm.
W: E così, per 38 anni, ti sei tenuto questa persona nel tuo
spazio personale. Ed hai utilizzato parte della tua energia per mantenere questa
immagine.
W: (propone la frase di recupero) Io riprendo tutta la mia
energia dall'immagine di questa persona, e la di nel luogo giusto dentro di me.
C: Io riprendo tutta la mia energia dall'immagine di questa
persona e la riporto nel luogo giusto dentro di me.
W: Ok, ora lasciamo che la frase lavori. Osservane l'effetto,
non devi fare nulla di tuo, solo osservare l'effetto della frase su di te.
Pausa di 40 secondi.
W: Che cosa è successo durante il processo? Hai osservato
qualcosa?
C: Prima di tutto le mie braccia sono diventate pesanti e mi
sono sentito spinto giù nella sedia. E nel contempo mi sono sentito crescere,
mentre questa persona diventava sempre più piccola, al punto che è diventata
perfino trasparente.
W: (ripropone la frase di recupero) Io riprendo tutta la
mia energia dall'immagine di questa persona, e la riporto nel luogo giusto
dentro di me.
C: Io riprendo tutta la mia energia dall'immagine di questa
persona e la riporto nel luogo giusto dentro di me.
W: Osserva ciò che accade.
Pausa di 30 secondi.
W: Che cosa osservi ora?
C: Noto che la persona diventa sempre più sottile…
W: Diventa sempre più sottile…
C: (apre gli occhi e si guarda intorno con sorpresa). Pensa
un po', ho aperto gli occhi e riesco a tenerli aperti perché non ho più paura
dalle persone che stanno intorno a me.
W: Bene! Ora ripeti: "Io rimuovo tutta l'energia di questa
persona, dal mio corpo e dal mio spazio personale, e la rimando ovunque possa
realmente appartenere".
C: Io rimuovo tutta l'energia di questa persona, dal mio
corpo e dal mio spazio personale e la rimando ovunque possa realmente
appartenere.
W: Hm.
Pausa di 30 secondi.
C: Ora tutto è più facile.
W: Vuoi ripetere l'ultima frase ancora una volta?
C: Sì (ripete la frase con calma e chiarezza).
Pausa di 30 secondi.
W: Come ti senti ora?
C: Mi sembra di volare!.

Erik, un giocatore di pallavolo di 40 anni, era incapace di
muovere il mignolo sinistro da molto tempo, da quando era stato colpito e
piegato con violenza da un colpo di pallone; un incidente tipico del suo sport.
Parecchie settimane prima della seduta Erik si era fatto
applicare al mignolo una protesi ortopedica, col risultato di poterlo muovere
solo un po' e di soffrire molto dolore.
W: Erik, è vero che tu non riesci a muovere il tuo mignolo?
E: In verità ora di poco, ma si muove.
W: Mi puoi riassumere cosa è accaduto?
E: … mi sono fatto mettere un impianto ortopedico. Quindi,
due o tre settimane dopo l'operazione e ho avuto un incontro con il terapeuta.
Dopo tale incontro riuscivo piegare il mio dito di circa 50-52°. Ora posso
piegarlo fino a circa 30°. Appena messo l'impianto non mi faceva male ora sì. Se
provo a muovere il dito con l'altra mano, arriva un punto in cui mi fa un male
terribile e non posso piegarlo ulteriormente.
W: Ti fa male anche quando cerchi di muoverlo in modo attivo?
E: Il problema è che arrivato a questo punto (circa 30°) mi
fa un male terribile. Durante la fisioterapia abbiamo cercato di superare la
zona del dolore, ma abbiamo fatto male perché da quel momento la mobilità stessa
è diminuita.
W: Mi dici che avete forzato un po'…
E: … sì, e la condizione è peggiorata. Da quel momento ho
realmente paura a forzare il movimento.
W: Riusciresti ad andare nella zona in cui ti fa male, da
solo o con un aiuto esterno?
E: Sì.
W: Quando lo muovi senza aiuto fin dove arrivi?
Erik muove il dito fino ad un'angolazione di circa 30°.
W: Se qualcuno ti aiuta riesci a piegarlo un po' di più?
E: No.
W: Perché ti farebbe male?
E: Si, teoricamente il mio arto artificiale potrebbe arrivare
fino a 90-100°, ma il dolore mi impedisce di andare oltre i 30°.
W: Bene. Se tu dovessi immaginare il tuo dolore, come lo
vedresti?
E: Come un lampo.
W: Ok, e dove immagini che sia? Davanti o dietro di te, sul
fianco destro o sinistro, sopra o sotto?
E: (indicando con la mano destra) È qui vicino, sulla destra,
al livello del volto.
W: (raccoglie le informazioni necessarie per poter
intervenire con la Logosintesi) Assumiamo che vi sia qualcosa di congelato
nell'esperienza di questo dolore. In altre parole che durante l'incidente si sia
creata una forma pensiero che ora è separata da te, ma la tua coscienza la può
contattare. Mi segui?
E: Sì.
W: (indicando la zona dove Erik ha detto di immaginare il
dolore) Se osservi ed esamini questa zona, vi è qualcosa che ti sembra
famigliare? Qualcosa che era già lì prima dell'operazione?
E: Mi è giusto venuta in mente un'altra cosa. Questo dito non
mi appartiene per niente. Circa 30 anni fa ho ferito questo dito per la prima
volta. Da allora la sua mobilità è stata limitata per 20 anni, e un anno fa ho
avuto un altro incidente in cui si è molto danneggiato. Non riesco più a
considerarlo come un parte di me, non lo posso usare, è come se lo avessi
perduto.
Normalmente l'immagine del proprio corpo corrisponde al corpo
fisico nello spazio. Il mignolo di Erik, invece, non faceva più parte del suo
corpo. Doveva perciò esistere come forma pensiero da qualche altra parte nello
spazio. Perciò iniziammo a cercarlo, e fu una cosa davvero emozionante.
W: Dove localizzi, nello spazio, questo dito che non ti
appartiene più, in relazione all'immagine che hai del tuo corpo?
E: (sorride, chiude gli occhi e indica un punto sulla destra)
Noto che c'è una spaccatura nell'immagine del mio corpo.
W: E il dito dov'è?
E: (sorridendo) Sto iniziando a cercando.
E: Da qualche parte dietro di me (indicando un punto dietro
il suo orecchio sinistro).
W: A destra o a sinistra?
E: No (indicando il punto con entrambe la mani) è
direttamente dietro di me, non posso stimarne la distanza precisa, però è dietro
la mia schiena.
W: Se ti concentri su questo dito dietro di te, qual è la tua
reazione emozionale?
E: All'inizio è come se (fa' un gesto difensivo con la mano e
una smorfia sul volto) … niente.
sento freddo. E se lo lascio li, mi prende un dispiacere che
non sono proprio in grado di spiegare.
Ora che è stata trovata la parte che si è staccata dal corpo,
è possibile procedere e riportarla nel suo giusto posto.
W: Facciamo una prova con la frase: Io riprendo tutta la
mia energia dall'immagine di questo dito dietro di me, e la riporto nel luogo
giusto dentro di me.
E: (lentamente, ma in modo chiaro) Io riprendo tutta la mia
energia dall'immagine di questo dito dietro di me, e la riporto nel luogo giusto
dentro di me.
W: Lasciamo che la frase lavori ed osserviamone l'effetto.
Erik ride dopo 25 secondi di pausa.
W: Cosa è successo?
E: Qualcosa che è davvero affascinante. Forse avrai notato
che ho costantemente tenuto contatto con il mio mignolo (in effetti lo ha tenuto
coperto con l'altra mano per tutto il tempo). In questo modo potevo sentire la
sua pelle esterna ed ora, dopo avere detta la frase che mi hai indicato, sento
che la vita sta ritornando nel dito. Veramente lo sento pieno di vitalità Prima
sentivo che vi era qualcosa, ma dicendo la frase si è riempito… molto
interessante!
W: Cosa c'è dietro di te ora? Vi è ancora qualcosa del tuo
mignolo?
E: (ridendo) È rimasto il guscio. In effetti la strutture
esterna è ancora dietro di me, comunque si tratta solo di un guscio vuoto.
W: Bene, ripeti la frase ancora una volta: Io riprendo
tutta la mia energia dall'immagine del guscio del mio dito dietro di me, e la
riporto nel luogo giusto dentro di me.
E: (con qualche esitazione ed aiuto) Io riprendo tutta la mia
energia dall'immagine del guscio del mio dito dietro di me, e la riporto nel
luogo giusto dentro di me.
W: Lasciamo che la frase lavori ed osserviamone l'effetto.
Pausa di 30 secondi.
E: Ora il guscio si sta dissolvendo e sta venendo qua. Quello
che mi colpisce è il fatto che il dito che avevo dietro di me era un dito
completo, un dito diritto, ed ora si sono rimessi insieme i frammenti come pezzi
di un mosaico… ed ora ho un'immagine completa del mio mignolo come qualcosa di
unito.
W: E che cosa è rimasto dietro di te?
E: (chiude gli occhi) Con tutto il rispetto per il mio dito,
non riesco a trovare più nulla.
W: E vi è qualche cosa d'altro dietro di te?
E: Vedo delle memorie che appartengono al dito, dei dolori
che non furono notati… a cui non è stato permesso di esprimersi.
W: (propone una nuova frase, tenendo conto che non avrebbe
alcun senso di andare più profondamente in queste memorie in quanto sono solo
delle forme pensiero dissociate).
Io riprendo tutta la mia energia da queste memorie, e la
riporto nel luogo giusto dentro di me.
E: Io riprendo tutta la mia energia da queste memorie, e la
riporto nel luogo giusto dentro di me.
W: Lasciamo che la frase lavori ed osserviamone l'effetto.
Pausa di 30 secondi.
E: Ora il dito mi fa male, ma penso che sia perché ora è
tornato al suo posto. Siccome mi hanno messo un impianto ortopedico, può darsi
che mi debba far male per un po'.
W: Cosa mi dici delle memorie?
E: (riflette e scuote la testa) Nulla, non vi è più nulla.
W: Bene, comunque mi stai dicendo che il dito ti fa male,
anche senza muoverlo.
E: Sì, prima invece mi faceva male solo se lo muovevo oltre
in certo punto.
W: (continua a recuperare informazioni per continuare il
processo) Io suppongo che questo dolore non sia nuovo, ma che tu abbia qualcosa
che risale a molto tempo fa. Perciò ti propongo un'altra frase: Io riprendo
tutta la mia energia da questo vecchio dolore, e la riporto nel luogo giusto
dentro di me.
E: Io riprendo tutta la mia energia da questo vecchio dolore,
e la riporto nel luogo giusto dentro di me.
Pausa di 30 secondi, Erik ride.
W: Cosa succede?
E: È affascinante! Il dito non mi fa più male!.
W: (offre una frase per evitare possibili dissociazioni nel
futuro): Io riprendo tutta la mia energia dall'aspettativa che il dito mi
faccia male nel futuro, e la riporto nel luogo giusto dentro di me.
E: Io riprendo tutta la mia energia dall'aspettativa che il
dito mi faccia nel futuro, e la riporto nel luogo giusto dentro di me.
Pausa di 15 secondi.
E: E c'è un altro frase che mi viene in mente: Io riprendo
tutta la mia energia dalle aspettative che questo dito rimanga rigido nel
futuro, e la riporto nel luogo giusto dentro di me.
Pausa di 20 secondi, dopo di ciò Erik scuote la testa.
W: Cosa succede?
E: Ho l'immagine del mio dito che si muove, che si piega
liberamente, e ciò è assolutamente incredibile, qualche cosa di nuovo. E posso
affermare che questo, negli ultimi vent'anni, non è mai accaduto.
W: (continuando attivamente a seguire Erik nel processo)
Quindi sarebbe appropriata la frase: Io ritiro tutta la mia energia
dall'esperienza di questo dito rigido, e la riporto nel luogo giusto dentro di
me.
E: Io ritiro tutta la mia energia dall'esperienza di questo
dito rigido, e la riporto nel luogo giusto dentro di me (chiude gli occhi).
Pausa di 30 secondi. Erik apre gli occhi e ride.
E: Mi sembra che stia tornando la vita. È un po' se fosse
stato avvolto in un foglio che adesso se se ne sta andando. È come un astuccio
che si sta sfilando. Ciò che provo è veramente curioso.
W: (si focalizza su ciò che è introiettato in questo fatto: i
sintomi fisici spesso hanno una grande influenza su altre persone e possono
presentarsi in un cliente come introiezioni). Ho un'altra frase per te: "Io
rimuovo tutto la mia energia collegata alle aspettative di chi mi conosce… dal
mio corpo e dal mio spazio personale e la rimando ovunque possa realmente
appartenere".
E: Io rimuovo tutto la mia energia collegata all'aspettativa
di chi mi conosce… dal mio corpo e dal mio spazio personale e la rimando ovunque
possa realmente appartenere.
Pausa di 30 secondi, durante la quale Erik ha un'importante
intuizione.
E: Mi sono ricordato la diagnosi di un dottore fatta molti
anni fa. Egli mi disse, facendo un gesto che rappresentava bene il suo pensiero,
che il dito era perduto e sarebbe stato inutile qualsiasi tentativo per poterlo
recuperare.
W: Cosa pensi che cambierebbe se questa diagnosi fosse
neutralizzata e non avesse più alcun riferimento con te?.
E: penso che sia stata proprio la diagnosi: "Tutto quello che
puoi fare, è cercare di utilizzare il dito rigido", a convincermi che non vi
fosse nulla da fare. Ora il lavoro che abbiamo fatto mi permette di muovere il
dito. Meccanicamente si muove bene… anche nella mia testa lo muovo senza
problemi. Me lo immagino Ok, e sento che è così.
W: Che cosa succede ora, se tu cerchi di muovere quel dito?
Noti qualche differenza?
E: (prova a muovere il suo mignolo) Vi è ancora un punto in
cui mi fa male… ma è un altro tipo di dolore. Prima era come un lampo, ora è
come se tirasse, ma ho l'impressione che sia qualcosa di salutare… il dito è
stato fermo per molto tempo… è un po' arrugginito… penso che se lo muovo e
faccio un po' di stiramenti potrò muoverlo liberamente.
W: Vedendo come muovi il dito ho l'impressione che l'angolo
in cui lo puoi muovere si è allargato, è vero?
E: Ho la stessa impressione.
W: Direi che è ora più di 40°, al posto dei 30° di prima.
E: La sensazione del dolore è alquanto differente… talvolta
mi capitava di fare il pugno, involontariamente mentre dormivo, e mi facevo
molto male. Ora, invece, sento solo tirare… è stupendo… e direi proprio
(guardando il suo mignolo) che sta succedendo qualcosa di molto importante.
W: Direi che riesci a aprilo fino a 40°.
E: Sarebbe interessante misurarlo con un goniometro.
W: Se vuoi, possiamo notare le differenza guardano il video
della seduta. Di certo in quest'ultimo minuto si è visto un miglioramento…
E: Sì, è in continuo miglioramento.
W: Per favore, mostrami chiaramente fino a che punto lo
riesci a muovere.
E: Guarda, non sono mai riuscito ad aprirlo così tanto!
W: Di certo sono almeno 45°, forse anche di più.
E: Ora lo sto muovendo nell'area in cui mi era impossibile
andare, e non mi fa male per niente.
W: Penso proprio che sia solo una questione di tempo e di
giusto allenamento.
Erik guarda il suo dito e scuote la testa incredulo. La
sessione è terminata ed i membri del gruppo condividono le loro osservazioni.
Sei settimane dopo Erik ha chiamato al telefono ed ha detto
che il dolore era completamente scomparso. Il quel momento era in grado di
muovere il dito fino a 60°. Disse che sperimentava quel mignolo come una parte
integrante del suo corpo. Qualche settimana più tardi ha richiamato per
informarci che riusciva a muovere il dito fino ad un angolo di 74°.
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